qualcuno che ride

Martedì 28 maggio ho tenuto all’Università Pompeu Fabra di Barcelona una lezione su letteratura, fascismo, emozioni e caricature. Mettere insieme queste quattro cose è stato il lavoro che ho fatto durante i miei due anni alla Queen Mary University di Londra. Ma come stanno insieme queste quattro cose?

L’idea è che il fascismo non sia stato soltanto un regime politico, ma un “regime emotivo”: ovvero, un sistema sociale che funziona anche grazie all’attivazione, l’imposizione, la gestione e l’uso politico di una serie di emozioni funzionali, individuali e collettive. La propaganda, i discorsi pubblici, le cerimonie, le manifestazioni, le narrazioni condivise e “memetiche” sono i dispositivi attraverso i quali il regime mette in scena e orchestra le perfomance emotive che vuole trasmettere (o imporre) agli individui.

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donne della resistenza

Condivido il video della lezione tenuta da Serena Pezzini alla Scuola Normale Superiore di Pisa lo scorso mercoledì 8 maggio, all’interno del ciclo «Donne e letteratura», parte del programma di formazione per docenti «Accademia dei Lincei e Normale per la Scuola».

Serena parla della rappresentazione delle partigiane nei romanzi dedicati alla resistenza, e analizza in particolare i romanzi scritti da tre donne che hanno preso parte in prima persona alla guerra di liberazione dal nazifascismo: Renata Viganò, L’Agnese va a morire; Ada Prospero Marchesini Gobetti, Diario partigiano; Giovanna Zangrandi, I giorni veri. Il tutto contestualizzato entro una ricostruzione della condizione della donna nella società italiana durante il fascismo.

Segnalo sinteticamente tre cose secondo me molto importanti di questa lezione, tre questioni fondamentali che si comprendono grazie al metodo e allo sguardo adottato da Serena, e che consentono, attraverso lo studio della letteratura, di fare zoomout e considerare problemi più generali:

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