scrivere “contro” o scrivere “per”

Nei giorni della morte di Andrea Camilleri, nelle pieghe di un tributo pressoché unanime, si muoveva strisciante un malcontento quasi clandestino, da irriducibili resistenti, ultimi giapponesi della letteratura, che opponeva al consenso incondizionato per l’opera di Camilleri una distinzione antica – perché superata dal potere fagocitante del mainstream – ma ancora annidata nelle coscienze novecentesche dei letterati: quella tra letteratura “di qualità” e letteratura “di successo”, tra letteratura “alta” e letteratura “popolare”, tra ricerca e tradizione. La contrapposizione, per dirla in termini meno stereotipati, tra la scrittura di opere che lavorano contro il mondo e la sua lingua, che cambiando le parole vogliono cambiare il mondo, e non cercano il consenso dei lettori esistenti, ma individuano i propri lettori nei posteri; e la scrittura di opere che invece nel mondo ci stanno immerse, lo prendono al volo, lo assorbono e lo restituiscono in una forma riconoscibile, che crea consenso perché echeggia le vite e le immaginazioni della maggioranza. Camilleri, naturalmente, sta in questo secondo gruppo. Continue reading scrivere “contro” o scrivere “per”

doctor strangelove

È stato appena pubblicato il terzo numero della rivista L’Età del Ferro, che ospita un mio testo intitolato Doctor Strangelove, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare le humanities. Nasceva come una risposta alle critiche molto dure che il numero precedente della rivista muoveva a un certo modo di parlare della letteratura situato all’incrocio tra saperi diversi, che assume conoscenze provenienti dalle descrizioni scientifiche dell’essere umano, del suo cervello, della sua storia evolutiva. Nasceva come una risposta a quelle critica, ma è diventato un vero e proprio saggio in cui mi pare di aver chiarito in modo sintetico alcune cose sul perché dovremmo provare a mettere a fuoco in modo diverso la letteratura e le costellazioni di significati in cui si inserisce. E quindi eccolo qua. 

 

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