donne della resistenza

Condivido il video della lezione tenuta da Serena Pezzini alla Scuola Normale Superiore di Pisa lo scorso mercoledì 8 maggio, all’interno del ciclo «Donne e letteratura», parte del programma di formazione per docenti «Accademia dei Lincei e Normale per la Scuola».

Serena parla della rappresentazione delle partigiane nei romanzi dedicati alla resistenza, e analizza in particolare i romanzi scritti da tre donne che hanno preso parte in prima persona alla guerra di liberazione dal nazifascismo: Renata Viganò, L’Agnese va a morire; Ada Prospero Marchesini Gobetti, Diario partigiano; Giovanna Zangrandi, I giorni veri. Il tutto contestualizzato entro una ricostruzione della condizione della donna nella società italiana durante il fascismo.

Segnalo sinteticamente tre cose secondo me molto importanti di questa lezione, tre questioni fondamentali che si comprendono grazie al metodo e allo sguardo adottato da Serena, e che consentono, attraverso lo studio della letteratura, di fare zoomout e considerare problemi più generali:

  1. l’imposizione di una asimmetria di genere, del dominio maschile sulla donna, è una costante del potere totalitario, e dei fascismi in particolare, e viene imposta sia sul piano simbolico e dell’immaginario, sia per via legislativa. Le politiche di aggressione alla libertà e all’indipendenza del corpo femminile, di conseguenza, diventano immediatamente dei cedimenti nel tessuto democratico della società, spesso annunciate dalla rappresentazione del Capo politico come sintesi della virilità nazionale, come “corpo erotico” in cui desiderio sessuale e consenso politico si identificano;
  2. il sessimo e la discriminazione di genere diventano mentalità diffusa attraverso la propaganda, il controllo del sistema educativo, e un’azione legislativa coerente e implacabile. Impressionante però è che sessismo e discriminazione di genere, diventati mentalità e cultura, si riproducono anche nel campo antifascista, restano attivi tra i protagonisti della resistenza, in un contesto in cui le donne subiscono spesso l’atteggiamento discriminatorio dei compagni di lotta. L’antifascismo politico non garantisce immediatamente la trasformazione radicale dei rapporti sociali e individuali: un’esigenza che invece è molto presente e lucidamente affermata nelle scritture femminili, che vedono nella resistenza anche un’opportunità di invenzione di nuove e inedite forme di vita; 
  3. la prospettiva di genere modifica la percezione della storia e quella della letteratura: il canone maschile della letteratura sulla resistenza mostra tutta la sua parzialità, diretta conseguenza delle contraddizioni interne a un antifascismo ancora patriarcale; oltre a mettere in evidenza questa fondamentale contraddizione, la prospettiva di genere promuove la conoscenza di testi di abbagliante potenza, come quello di Zangrandi, che il canone resistenziale maschile ha tenuto ai margini.

Infine, la lezione di Serena è un modello di chiarezza espositiva, rigore argomentativo, precisione d’analisi, che insieme alla passione e alla capacità di coinvolgimento del pubblico indica la strada per l’invenzione di una saggistica – cui non è estraneo il ruolo dell’oralità e della voce come mezzo espressvio – davvero in grado di prendersi cura dei suoi oggetti di studio e di tenerli vivi e significativi.

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