la parola all’esperto

In un videoforum del quotidiano la Repubblica lo scrittore Alessandro Baricco ha detto che un’emergenza come quella che il mondo sta vivendo a causa della diffusione del virus Covid19 ha l’effetto paradossale di ripristinare la fiducia negli “esperti”, dopo anni di feroce delegittimazione dei saperi specialistici.

A dargli manforte è arrivato il video di un passaggio della conferenza stampa di Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool, che ha sgridato i giornalisti: non serve a niente che un allenatore di calcio dica cosa pensa del virus, devono essere persone più intelligenti e competenti a parlare. Tra l’altro con questa severa dichiarazione anche Klopp ha innescato un paradosso: proprio mentre affermava di non essere titolato a parlare, si dimostrava più lucido di tanti commentatori, e mostrava che anche una voce resa autorevole da qualcosa che “non c’entra niente” può diventare un sistema di diffusione di buone pratiche e pensieri non tossici.  

Il problema però, come spiega un bell’articolo di CheFare sulla possibilità di armonizzare competenze e processi democratici, è come fare a definire che cos’è un esperto, e come fare a trovare l’esperto giusto al momento giusto nel posto giusto. Un medico è l’esperto giusto per fare il Ministro della Salute? Non gli mancheranno competenze tecniche sul governo e la gestione delle istituzioni? Baricco, con la sua fissazione per lo storytelling, diceva che un esperto è qualcuno capace di organizzare, a partire da competenze specifiche, un racconto convincente sul mondo. Come sempre capita con Baricco: se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato.

«La scienza non è democratica» è il brutto slogan di un esperto molto meno immune di quanto non creda al virus (ancora!) della semplificazione emotiva e della polarizzazione spettacolare del dibattito pubblico. Eppure è vero che l’iniezione di competenze avanzate nei processi di gestione della società diventa molto più facile in contesti a bassa intensità democratica: in Cina l’investimento in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico è complanare a un’evoluzione tecnocratica della politica. Ovvero: mentre restituisce prestigio sociale agli esperti, e presenta l’avanzamento delle competenze come un fattore di interesse collettivo, il governo cinese impone anche un (ulteriore) restringimento della partecipazione ai processi decisionali, che vengono “restituiti” agli esperti e solo a loro.

«Parlino gli esperti» è il mantra narrativo del momento: ma se l’allenamento al confronto con i saperi e le conoscenze non viaggia nel tessuto sociale come un anticorpo permanente – pazzesco come in questo momento sembrino funzionare bene tutte le metafore mediche -, il ricorso emergenziale alle “competenze” rischia di fare più confusione che altro. E rischia anche di fare in modo che gli esperti si innamorino dello stato d’emergenza, perché è l’unico nel quale gli si dà ascolto.

Manzoni: grimaces of power

In chapter XIII of Alessandro Manzoni’s I promessi sposi, Renzo, one of the two betrothed, is involved in a riot in Milan, where people, exasperated by food shortage, start assaulting the bakeries. To placate the rioters and rescue an official who risks being lynched by the crowd, the Chancellor Antonio Ferrer is forced to intervene. Manzoni represents in his portrait all the hypocrisy and duplicity of power embodied by Ferrer. While cutting through the raging crowd with his wagon, Ferrer shows a hyperbolically smiling face, «a countenance that was all humility, smiles, and affection». He also tries to enhance his intervention with gestures, «now putting his hands to his lips to kiss them, then splaying them out and distributing the kisses to right and left». Ferrer pronounces the empty keywords that are supposed to please the crowd: bread, plenty, justice. But at the end, overwhelmed by the pressure of voices, faces, and bodies surrounding his vehicle, he draws in, puffs out his cheeks, gives off a great sigh, and shows a completely different expression of intolerance and impatience. Continue reading Manzoni: grimaces of power

The Cognition of Priapus. Gadda and caricature

Is out my last essay, The Cognition of Priapus. Caricature procedures in Carlo Emilio Gadda’s Eros e Priapo. Here it is available the English abstract, while here you can find the whole essay in Italian.

I extract from the essay three different caricatural descriptions of Benito Mussolini provided by Gadda in his controversial pamphlet Eros e Priapo, written between 1944 and 1945. In the first, Gadda portraits the image of Mussolini speaking from the sadly well-known balcony:

Di colassù i berci, i grugniti, i sussulti priapeschi, lo strabuzzar d’occhî e le levate di ceffo d’una tracotanza priapesca: dopo la esibizione del dittatorio mento e del ventre, dopo lo sporgimento di quel suo prolassato e incinturato ventrone, dopo il dondolamento, in sui tacchi, e ginocchî, di quel culone suo goffo e inappetibile a chicchessia, ecco ecco ecco eja eja eja il glorioso, il virile manustupro: e la consecutiva maschia polluzione alla facciazza del «pòppolo».

The second caricature ridicules the bourgeois-like image adopted by the former revolutionary Mussolini after the conquest of power:

Pervenne alle ghette color tortora, che portava con la disinvoltura d’un orgango, ai pantaloni a righe, al tight, al tubino già detto, ai guanti bianchi del commendatore e dell’agente di cambio uricemico: dell’odiato ma lividamente invidiato borghese. Con que’ du’ grappoloni di banane delle du’ mani, che gli dependevano a’ fianchi, rattenute da du’ braccini corti corti: le quali non ebbono mai conosciuto lavoro e gli stavano attaccate a’ bracci come le fussono morte e di pezza, e senza aver che fare davanti ’l fotografo: i ditoni dieci d’un sudanese inguantato. Pervenne.

This description reveals an unquestionable affinity with visual caricatures published in satirical newspapers and magazines, particularly in the early Twenties, such as the following by the caricaturist Carlin.

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Carlin (Carlo Bergoglio), La riapertura della camera,  «Pasquino», 48, 1922

Finally, Gadda deforms Mussolini’s figure, and particularly his head and face, adopting a pseudo-medical perspective, mixing up dismissed disciplines and brand new disciplines, such as physiognomy and psychoanalysis, in order to connect physical features of the man and psychological and psychiatric explanations of his behaviour:

Vorrei essere frenòlogo e psichiatra per poter iscrutare la follia tetra d’un gaglioffo ipocalcico dalle gambe a roncola, autoerotòmane, eredoalcoolico ed eredoluetico: e luetico in proprio. Da discrivere e pingere in aula magna que’ due mascelloni del teratocèfalo e rachitoide babbèo, e l’esoftalmo dello spiritato basedòwico, le sue finte furie di scacarcione sifoloso.

To deeply understand the inner misshapen thoughts and wishes of the dictator, his face and body must be «depicted» according to a deformation endowed with a critical meaning.

Quotes are from:

Carlo Emilio Gadda, Eros e Priapo. Versione originale, edited by Paola Italia and Giorgio Pinotti. Milano: Adelphi 2016.

Carlo Emilio Gadda, Eros e Priapo. Da furore a cenere, in Idem, Saggi Giornali Favole e altri scritti, II, edited by Claudio Vela, Gianmarco Gaspari, Giorgio Pinotti, Franco Gavazzeni, Dante Isella, Maria Antonietta Terzoli. Milano: Garzanti 1992.