scrivere “contro” o scrivere “per”

Nei giorni della morte di Andrea Camilleri, nelle pieghe di un tributo pressoché unanime, si muoveva strisciante un malcontento quasi clandestino, da irriducibili resistenti, ultimi giapponesi della letteratura, che opponeva al consenso incondizionato per l’opera di Camilleri una distinzione antica – perché superata dal potere fagocitante del mainstream – ma ancora annidata nelle coscienze novecentesche dei letterati: quella tra letteratura “di qualità” e letteratura “di successo”, tra letteratura “alta” e letteratura “popolare”, tra ricerca e tradizione. La contrapposizione, per dirla in termini meno stereotipati, tra la scrittura di opere che lavorano contro il mondo e la sua lingua, che cambiando le parole vogliono cambiare il mondo, e non cercano il consenso dei lettori esistenti, ma individuano i propri lettori nei posteri; e la scrittura di opere che invece nel mondo ci stanno immerse, lo prendono al volo, lo assorbono e lo restituiscono in una forma riconoscibile, che crea consenso perché echeggia le vite e le immaginazioni della maggioranza. Camilleri, naturalmente, sta in questo secondo gruppo. Continue reading scrivere “contro” o scrivere “per”

riderci addosso

Dopo aver dedicato un fortunato libro alla mappatura delle emozioni umane, la storica Tiffani Watt-Smith ha scritto un libro sulla Schadenfreude, ovvero quel sottile e disturbante sentimento di gioia, soddisfazione, sollievo, che proviamo di fronte alle disgrazie altrui.

Scrivendo dettagliatamente del libro per cheFare, ho ipotizzato che la Schadenfreude non sia soltanto un residuo dell’atomo di malignità che persiste nel fondo del cuore umano e resiste a tutti i processi di civilizzazione, ma anche il sintomo di un “disagio della civiltà”.

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qualcuno che ride

Martedì 28 maggio ho tenuto all’Università Pompeu Fabra di Barcelona una lezione su letteratura, fascismo, emozioni e caricature. Mettere insieme queste quattro cose è stato il lavoro che ho fatto durante i miei due anni alla Queen Mary University di Londra. Ma come stanno insieme queste quattro cose?

L’idea è che il fascismo non sia stato soltanto un regime politico, ma un “regime emotivo”: ovvero, un sistema sociale che funziona anche grazie all’attivazione, l’imposizione, la gestione e l’uso politico di una serie di emozioni funzionali, individuali e collettive. La propaganda, i discorsi pubblici, le cerimonie, le manifestazioni, le narrazioni condivise e “memetiche” sono i dispositivi attraverso i quali il regime mette in scena e orchestra le perfomance emotive che vuole trasmettere (o imporre) agli individui.

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donne della resistenza

Condivido il video della lezione tenuta da Serena Pezzini alla Scuola Normale Superiore di Pisa lo scorso mercoledì 8 maggio, all’interno del ciclo «Donne e letteratura», parte del programma di formazione per docenti «Accademia dei Lincei e Normale per la Scuola».

Serena parla della rappresentazione delle partigiane nei romanzi dedicati alla resistenza, e analizza in particolare i romanzi scritti da tre donne che hanno preso parte in prima persona alla guerra di liberazione dal nazifascismo: Renata Viganò, L’Agnese va a morire; Ada Prospero Marchesini Gobetti, Diario partigiano; Giovanna Zangrandi, I giorni veri. Il tutto contestualizzato entro una ricostruzione della condizione della donna nella società italiana durante il fascismo.

Segnalo sinteticamente tre cose secondo me molto importanti di questa lezione, tre questioni fondamentali che si comprendono grazie al metodo e allo sguardo adottato da Serena, e che consentono, attraverso lo studio della letteratura, di fare zoomout e considerare problemi più generali:

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il potere dei libri

Mentre i più aggiornati dati sulla lettura mostrano preoccupanti involuzioni, negli ultimi giorni si è parlato moltissimo di libri, il mondo dei libri ha conosciuto un inusuale protagonismo. Si è discusso molto, ad esempio, del fatto che l’editore Fazi abbia affidato ad Alessandro Di Battista la direzione di una collana di saggistica, Le Terre.  Mentre per giorni, per motivi diversi, è venuto montando il clamore intorno al libro-intervista che ha per protagonista Matteo Salvini, pubblicato dalla casa editrice Altaforte, vicina a Casapound: prima per le polemiche legate alla presenza dell’editore al Salone del libro di Torino; poi per la diffusione in rete della prima pagina del libro, un incipit equamente diviso tra esibizionismo machista e infantilizzazione.

La concomitanza di questi due eventi mi ha fatto tornare in mente un vecchio articolo che ho scritto qualche anno fa, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013, dedicato ai libri pubblicati dai politici. Continue reading il potere dei libri

doctor strangelove

È stato appena pubblicato il terzo numero della rivista L’Età del Ferro, che ospita un mio testo intitolato Doctor Strangelove, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare le humanities. Nasceva come una risposta alle critiche molto dure che il numero precedente della rivista muoveva a un certo modo di parlare della letteratura situato all’incrocio tra saperi diversi, che assume conoscenze provenienti dalle descrizioni scientifiche dell’essere umano, del suo cervello, della sua storia evolutiva. Nasceva come una risposta a quelle critica, ma è diventato un vero e proprio saggio in cui mi pare di aver chiarito in modo sintetico alcune cose sul perché dovremmo provare a mettere a fuoco in modo diverso la letteratura e le costellazioni di significati in cui si inserisce. E quindi eccolo qua. 

 

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clockwork mind

What follows is the text of the article I published within the magazine Oracoli. Saperi e pregiudizi al tempo dell’Intelligenza Artificiale. The Italian title was La mente nell’ingranaggio.

Non è il primo automa della storia, non è nemmeno davvero un automa, ma è uno dei congegni più suggestivi dell’era moderna, sicuramente il primo a porre il problema della concatenazione e dell’ibridazione tra essere umano e macchina. Per questo il Turco giocatore di scacchi, concepito nel 1769 dal barone ungherese Wolfgang von Kempelen per meravigliare l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e la sua corte, resta una delle invenzioni più famose di sempre, un “robot” ante-litteram che non si lascia archiviare come una bizzarra curiosità antiquaria, ma torna a interrogare l’umanità, quasi come se tra i suoi ingranaggi fosse nascosto il mistero originario della tecnologia.

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