il libro altrove

Il libro è altrove è il titolo del bellissimo volume nel quale Andrea Cortellessa ha raccolto il frutto della sua lunga fedeltà a Giorgio Manganelli, pubblicato nel trentennale della morte dello scrittore da luca sossella editore. Non nel trentennale per modo di dire, genericamente: con manganelliana, superstiziosa precisione, il libro è stato pubblicato nel giorno esatto in cui Manganelli festeggiava i suoi trent’anni di “vita ulteriore”, il 28 maggio 2020.

Sottotitolo: Ventisei piccole monografie su Giorgio Manganelli, e il disegno del libro non poteva costituire spiegazione migliore del modo in cui Manganelli concepiva lo spazio e il tempo letterari: come dimensioni arbitrarie da riorganizzare ogni volta secondo geometrie oniriche e pochissimo euclidee. Cortellessa non offre soltanto un attraversamento brillante e illuminante dell’opera di Manganelli: inventa un frattale critico che riproduce l’incurvatura dell’opera, un ologramma saggistico della scrittura di Manganelli.

Coerentemente con questo manganellismo strutturale, poi, Cortellessa ha avuto l’intuizione – o l’astuzia, ma da lui già da tempo sapientemente praticata e trasformata in stile critico – di dislocare il nucleo segreto del lavoro di scavo, ricerca, aggiornamento bibliografico, approfondimento, perfino interpretazione, nelle note. Il volume confonde le superfici, testo e commento si scambiano di posto e si rispecchiano vertiginosamente, rinnovando il sospetto che Manganelli ci ha insegnato ad accarezzare, ovvero che ogni parola che pronunciamo sia destinata a finire al pie’ di una pagina che probabilmente non esiste.

Il libro è altrove, appunto, e l’affermazione non racchiude soltanto la quintessenza della scrittura di Manganelli; è anche un’imprevedibile analisi mediologica del presente: il libro, oggi, inteso come l’oggetto magico capace di transustanziare la realtà in parole, è altrove rispetto ai centri di creazione dell’immaginario; è altrove rispetto alla sua tradizionale catena di produzione e di distribuzione; è altrove rispetto alle forme e ai formati dominanti in cui tende a organizzarsi il sapere contemporaneo. È altrove rispetto a sé stesso, alla propria consistenza di oggetto, trasformato in un fantasma digitale.

Eppure, l’eredità di Manganelli è esattamente quella che questo libro, ostinandosi a esistere frequentando l’altrove, conferma: proprio nella sua essenza fantasmatica, come demone, come un petulante persecutore, come un losco figuro che inspiegabilmente ci segue per strada, come una voce che esiste solo nella nostra testa, il libro – ovvero la letteratura – persiste. Proprio perché è altrove, dislocato nel tempo e nello spazio, e quindi al riparo dalla consunzione del quotidiano, il libro – la parola – è testardamente presente.

la parola all’esperto

In un videoforum del quotidiano la Repubblica lo scrittore Alessandro Baricco ha detto che un’emergenza come quella che il mondo sta vivendo a causa della diffusione del virus Covid19 ha l’effetto paradossale di ripristinare la fiducia negli “esperti”, dopo anni di feroce delegittimazione dei saperi specialistici.

A dargli manforte è arrivato il video di un passaggio della conferenza stampa di Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool, che ha sgridato i giornalisti: non serve a niente che un allenatore di calcio dica cosa pensa del virus, devono essere persone più intelligenti e competenti a parlare. Tra l’altro con questa severa dichiarazione anche Klopp ha innescato un paradosso: proprio mentre affermava di non essere titolato a parlare, si dimostrava più lucido di tanti commentatori, e mostrava che anche una voce resa autorevole da qualcosa che “non c’entra niente” può diventare un sistema di diffusione di buone pratiche e pensieri non tossici.  

Il problema però, come spiega un bell’articolo di CheFare sulla possibilità di armonizzare competenze e processi democratici, è come fare a definire che cos’è un esperto, e come fare a trovare l’esperto giusto al momento giusto nel posto giusto. Un medico è l’esperto giusto per fare il Ministro della Salute? Non gli mancheranno competenze tecniche sul governo e la gestione delle istituzioni? Baricco, con la sua fissazione per lo storytelling, diceva che un esperto è qualcuno capace di organizzare, a partire da competenze specifiche, un racconto convincente sul mondo. Come sempre capita con Baricco: se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato.

«La scienza non è democratica» è il brutto slogan di un esperto molto meno immune di quanto non creda al virus (ancora!) della semplificazione emotiva e della polarizzazione spettacolare del dibattito pubblico. Eppure è vero che l’iniezione di competenze avanzate nei processi di gestione della società diventa molto più facile in contesti a bassa intensità democratica: in Cina l’investimento in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico è complanare a un’evoluzione tecnocratica della politica. Ovvero: mentre restituisce prestigio sociale agli esperti, e presenta l’avanzamento delle competenze come un fattore di interesse collettivo, il governo cinese impone anche un (ulteriore) restringimento della partecipazione ai processi decisionali, che vengono “restituiti” agli esperti e solo a loro.

«Parlino gli esperti» è il mantra narrativo del momento: ma se l’allenamento al confronto con i saperi e le conoscenze non viaggia nel tessuto sociale come un anticorpo permanente – pazzesco come in questo momento sembrino funzionare bene tutte le metafore mediche -, il ricorso emergenziale alle “competenze” rischia di fare più confusione che altro. E rischia anche di fare in modo che gli esperti si innamorino dello stato d’emergenza, perché è l’unico nel quale gli si dà ascolto.

Daily War. Kraus, Bontempelli, Delfini

One hundred years ago, on November 11, was signed the armistice that ended the First World War. I propose here a reflection on the relationship between the war and the media system, as elaborated in literary texts.  

Nessuna poesia può essere l’immagine fedele del nostro mondo. La fedele, la tremenda immagine del nostro mondo è il giornale. È un pozzo di sapere. Non sa niente. Continua a voler sapere.

Elias Canetti, Il cuore segreto dell’orologio

 

Dormi ma senti frinire
remote
le rotative
rotanti nell’oscurità
per dare forma
all’aldiquà.

Valerio Magrelli, Didascalie per la lettura di un giornale

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Breaking news! Media and caricature in Bontempelli’s literature

I just published the essay “Edizione straordinaria! Bontempelli e la cognizione della Grande Guerra”, within the volume Dal nemico alla coralità. Immagini ed esperienze dell’altro nelle rappresentazioni della guerra degli ultimi cento anni, edited by Alessandro Baldacci (Firenze: LoGisma, 2017).

The essay analyses two novels by the Italian writer Massimo Bontempelli, La vita intensa (1920) and La vita operosa (1921). I look at how these literary texts represent the «intense life» of the post-WWI metropolis, in whose spaces an analogy is established between the violence of war and the violence of peacetime dominated by the semiotic aggressiveness of modernity. Particularly, the psychic pressure of war seems to be extended by the pressure of the media system, which in those years was sky-rocketing and becoming increasingly complex and widespread.

Bontempelli’s two experimental novels are first published serially in two different magazines: «Ardita», a graphically dynamic and modern magazine issued monthly with the newspaper «Il Popolo d’Italia», in the case of La vita intensa.

«Ardita»’s cover designed by the artist Lorenzo Viani

«Industrie Italiane Illustrate», a journal funded by industrial companies, in the case of La vita operosa, which interestingly is a novel that largely satirises the way capitalism affects the human existence at the point that even bodies and minds are shaped by its force.

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