qualcuno che ride

Martedì 28 maggio ho tenuto all’Università Pompeu Fabra di Barcelona una lezione su letteratura, fascismo, emozioni e caricature. Mettere insieme queste quattro cose è stato il lavoro che ho fatto durante i miei due anni alla Queen Mary University di Londra. Ma come stanno insieme queste quattro cose?

L’idea è che il fascismo non sia stato soltanto un regime politico, ma un “regime emotivo”: ovvero, un sistema sociale che funziona anche grazie all’attivazione, l’imposizione, la gestione e l’uso politico di una serie di emozioni funzionali, individuali e collettive. La propaganda, i discorsi pubblici, le cerimonie, le manifestazioni, le narrazioni condivise e “memetiche” sono i dispositivi attraverso i quali il regime mette in scena e orchestra le perfomance emotive che vuole trasmettere (o imporre) agli individui.

Il catalogo delle emozioni ufficiali del fascismo sarebbe lungo e articolato, ma bastano pochi minuti del film Amarcord di Federico Fellini (premio Oscar 1973) per trovarle sintetizzate quasi tutte: entusiasmo esagerato, felicità esibita, eccitazione dinamica, performatività fisica, aggressività, virilità iperbolica. E poi il desiderio: la pienezza del consenso che sfocia nell’attrazione fisica, nell’adesione frenetica al magnetismo sessuale del Capo.

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