doctor strangelove

È stato appena pubblicato il terzo numero della rivista L’Età del Ferro, che ospita un mio testo intitolato Doctor Strangelove, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare le humanities. Nasceva come una risposta alle critiche molto dure che il numero precedente della rivista muoveva a un certo modo di parlare della letteratura situato all’incrocio tra saperi diversi, che assume conoscenze provenienti dalle descrizioni scientifiche dell’essere umano, del suo cervello, della sua storia evolutiva. Nasceva come una risposta a quelle critica, ma è diventato un vero e proprio saggio in cui mi pare di aver chiarito in modo sintetico alcune cose sul perché dovremmo provare a mettere a fuoco in modo diverso la letteratura e le costellazioni di significati in cui si inserisce. E quindi eccolo qua. 

 

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